La Nascita
di OPALOTA
Stavo guardando dei domini.
È iniziato come iniziano molte delle mie idee: non con un business plan, non con un consulente e non con una presentazione PowerPoint.
È iniziato con un nome.
Pensavo a OPA LOKA, un nome collegato nei miei ricordi a Torre dell’Orso, nel Salento. Un luogo, un suono, qualcosa rimasto da anni in qualche parte della mia testa.
Poi è cominciato il gioco.
È cambiata una lettera.
E improvvisamente non era più soltanto un ricordo. Cominciava a sembrare qualcos’altro.
Sette lettere. Semplice. Internazionale. Bello da vedere.
Potevo immaginarlo su una app, su uno schermo, in aeroporto, dentro una presentazione universitaria o davanti a un’azienda tecnologica.
Un piccolo pesce dentro un’idea molto più grande.
Nel linguaggio salentino e nei miei ricordi, “opa” si collega alla boga, un pesce semplice del Mediterraneo.
E questa cosa mi ha fatto sorridere, perché in qualche modo rappresenta anche come a volte vedo me stesso dentro questo enorme oceano digitale.
Io non sono Booking. Non sono Expedia. Non sono Airbnb.
Non ho i loro capitali, i loro team, le loro infrastrutture.
Io sono il pesce piccolo.
Però ho passato anni a raccogliere nomi, idee, territori, domini, osservazioni e connessioni.
A un certo punto circa 1.300 asset digitali.
E qualche volta il pesce piccolo vede cose che le grandi navi non vedono più.
Poi ho trovato OPALOTA.com.
Mi aspettavo che un nome così fosse occupato.
Quasi tutti i nomi corti e internazionali che sembrano interessanti lo sono.
Ma OPALOTA.com era lì.
Libero.
Ho guardato anche OPALOTA.it.
Libero anche quello.
A quel punto non era più soltanto un gioco di parole. Avevo davanti un’identità digitale reale.
OPALOTA.it
Li ho acquistati.
In quel momento l’idea ha smesso di essere ipotetica.
Poi è cambiata un’altra idea.
Da mesi stavo pensando a Oxfordshire.world come luogo in cui sviluppare un vero sistema digitale dedicato alle strutture ricettive.
Oxfordshire aveva senso.
Vivo e lavoro in Inghilterra. Osservo questo territorio ogni giorno. Sono vicino a Oxford e a una concentrazione straordinaria di ricerca, tecnologia, scienza e imprese.
Oxfordshire.world può diventare una piattaforma territoriale seria.
Ma quando è comparso OPALOTA mi sono fatto una domanda diversa:
Oxfordshire deve rappresentare Oxfordshire.
Puglia deve rappresentare la Puglia.
Melendugno deve rappresentare Melendugno.
Great Britain deve rappresentare la Gran Bretagna.
Il sistema globale ha bisogno di un nome globale.
Un sistema. Molti territori.
Questa è stata la svolta strategica.
Non voglio più sviluppare una piattaforma completa e indipendente su ogni dominio territoriale.
I domini territoriali possono rimanere porte locali potentissime.
Possono avere contenuti, raccontare destinazioni, avere schede strutture, offerte, annunci, itinerari e attività locali.
Possono essere affidati a partner territoriali.
Possono diventare franchising.
Possono conservare una propria identità editoriale.
Ma sotto, i dati globali e l’infrastruttura turistica globale possono convergere in un unico sistema:
Una struttura non deve essere ricostruita cento volte.
Se un hotel dell’Oxfordshire entra nel sistema, le sue informazioni principali devono esistere una volta sola.
Quella stessa struttura può poi apparire su Oxfordshire.world, su una pagina cittadina, su un ecosistema locale e su OPALOTA.
Un oggetto. Più proiezioni.
Se cambia un’informazione, non dobbiamo correggere manualmente lo stesso dato su decine di siti.
Molte proiezioni territoriali.
Questo è il principio che può trasformare centinaia di domini scollegati in una vera rete.
I domini non sono il software.
Per anni ho accumulato nomi digitali.
Paesi. Regioni. Città. Turismo. Hospitality. H24. .com, .one, .world e molte altre estensioni.
A un certo punto il portafoglio ha raggiunto circa 1.300 asset digitali.
L’errore sarebbe pensare che ogni dominio debba avere un proprio software, un proprio database e un proprio universo indipendente.
Non è così.
Un dominio può essere una porta. Un verticale. Un livello geografico. Una campagna. Una superficie editoriale. Un territorio in franchising.
OPALOTA può diventare il motore globale condiviso.
Pensare globale. Operare locale.
I siti territoriali non scompaiono.
Diventano più utili.
Un operatore locale conosce hotel, ristoranti, attività, persone e territorio molto meglio di un ufficio globale a migliaia di chilometri di distanza.
Il modello può quindi permettere a operatori territoriali di sviluppare i propri ecosistemi e le proprie relazioni commerciali.
Ma il cuore tecnologico non deve essere ricostruito ogni volta.
Infrastruttura globale.
Questo progetto non è stato generato dall’Intelligenza Artificiale.
L’Intelligenza Artificiale è dentro il processo.
Ma non è l’origine del processo.
I nomi, i ricordi, i domini, le fotografie, gli errori, le osservazioni, i luoghi, gli anni in Italia e gli anni in Inghilterra arrivano dalla vita reale.
L’AI mi aiuta a collegare, analizzare, organizzare, mettere in discussione e accelerare.
L’altra parte io la chiamo NI:
Curiosità umana. Memoria. Istinto. Gusto. Esperienza. Immaginazione.
OPALOTA sta nascendo dalla collaborazione tra le due.
Costruirlo qui. Poi mostrarlo.
Sono in Inghilterra.
Intorno all’Oxfordshire ci sono università, ricercatori, ingegneri, sviluppatori e aziende tecnologiche che lavorano a livelli straordinari.
Harwell fa parte dell’ambiente che vedo intorno a me.
La mia idea non è fingere di poter programmare personalmente, da solo, ogni livello di un sistema globale.
L’obiettivo è arrivare con qualcosa di reale: domini, brand, architettura, modello dati, rete territoriale, prototipo e visione chiara.
Poi mostrarlo.
Ma: “Questo è ciò che abbiamo già costruito.”
La prima missione.
OPALOTA.com avrà inizialmente una installazione WordPress.
Non perché WordPress debba diventare necessariamente il cuore tecnologico definitivo, ma perché permette al progetto di diventare subito visibile, spiegabile e presentabile.
La prima fase è semplice: proteggere il nome, creare l’identità, progettare l’architettura, documentare il progetto e costruire una presentazione credibile.
L’obiettivo è avere qualcosa di abbastanza serio da poter mettere davanti a università, sviluppatori, aziende tecnologiche e possibili partner.
Tre livelli diversi.
Pubblicamente, il nome non ha bisogno di spiegazioni.
OPALOTA deve poter vivere da solo.
La maggior parte delle persone che un giorno potrebbero usare la piattaforma forse non sapranno mai da dove viene quella parola.
E va bene così.
L’origine appartiene alla storia privata del progetto: Torre dell’Orso, OPA LOKA, il suono del nome, l’opa, il pesce, la trasformazione delle lettere, la ricerca dei domini e il momento preciso in cui OPALOTA è comparso sullo schermo.
Il marchio pubblico può essere semplicemente:
Prima un nome.
Poi un sistema.
Poi il mondo.
Oggi non so quanto grande potrà diventare OPALOTA.
Nessuno può saperlo.
Ma so perché voglio costruirlo.
Non voglio 1.300 siti scollegati. Voglio una rete intelligente.
Non voglio che ogni territorio debba reinventare lo stesso software.
Voglio che ogni territorio conservi la propria identità contribuendo contemporaneamente a qualcosa di più grande.
E non voglio che l’Intelligenza Artificiale sostituisca quella umana.
Voglio che lavorino insieme.
Un Sistema Globale.
Molte Porte Territoriali.
Natural Intelligence + Artificial Intelligence
SUPERMARIO.WORKS LTD · UMBERTO BRUNO